Gioco di voci, Napoli 30/1/2005
Proposte musiche di Lasso, Arcadelt, Willaert, e Janequin
NAPOLI. Il quartetto vocale «The ring around quartet» ha cantato alla chiesa di Santa Caterina da Siena ospite del «Centro di musica antica» dando ai pochi fedelissimi ascoltatori, venuti al «Centro», vincendo freddo, pigrizia e digestione pesante carnevalesca, un bel premio, fatto di simpatia e canto bello, per la felice curiosità, per la disponibilità mentale e fisica appunto, a non farsi condizionare da impedimenti esterni.
A dire il vero, è mancata forse anche un’adeguata pubblicità per una manifestazione di qualità, ma questo è problema più ampio e riguarda un poco tutte le manifestazioni del «Centro» in cui non si esibisce l’orchestra «della casa» con Florio, forte di un «passa parola» fortissimo e pervasivo. Dunque il gruppo di vocalisti con voci oggettivamente belle, quelle femminili. Soprattutto, forte di una notevolissima abilità a cantare come fosse una voce sola, capace di intonazione impeccabile e grande precisione, dotato di fine gusto per il fraseggio vario, la cura dei timbri e supremo senso ritmico, ha eseguito una serie di argute pagine di autori fiamminghi, prevalentemente brillanti. Accanto a queste qualche pagina più lirica o patetica. I nomi dei compositori: di Lasso, Arcadelt, des Prez, Janequin, Willaert, quelli insomma con i quali nell’ultimo ventennio abbiamo acquisito familiarità, anche per merito del «Centro». Con le qualità sintetizzate di sopra, con i bei lavori proposti nella festosa e quasi primaverile antologia, gli ospiti ci hanno allontanato dal freddo incombente, rallegrandoci, e facendoci chiedere il segreto della loro comunicativa, che va ben oltre gli accennati passi di danza antica, che va ben oltre la frizzante esecuzione del bis, dal repertorio del mitico «Quartetto Cetra». È da credere che, valorizzando innanzi tutto il ritmo e la bellezza delle voci, sappiano dare un colore proprio al carattere dominante di ciascun brano, che viene caratterizzato in maniera immediata e folgorante: si determina un piccolo incanto, poi c’è una pausa e poi si va oltre. Dunque si è gustata un festa musicale cui avremmo voluto vedere presenti soprattutto coloro, e sono moltissimi in città, che cantano in tanti cori: nella giocosità degli ospiti, diventati celebri da un paio di anni, come si è appreso dal programma di sala, c’era da imparare.
Massimo Lo Iacono
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